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n. 45
7 dicembre 2009
Polizia Amministrativa
E’ una sala giochi e non un casinò, ma la differenza la fa il Comune
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Se
una sala giochi vuole promuovere la sua attività utilizzando
nell’insegna il nome “Casinò”, sta al Comune
competente autorizzare o meno l’uso ambiguo del termine.
L’ha deciso il Garante antitrust, interpellato in merito, ma
l’aveva già affermato mesi fa il Ministero
dell’interno.
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Insomma, questa sussidiarietà verticale incomincia a stare un
po’ stretta, perché più che l’attuazione di
un principio costituzionale che vuole trasferire all’ente
più vicino al cittadino l’esercizio della funzione sembra
uno scaricamento di responsabilità. Infatti, riguardo alla
questione sulla legittimità, o meno, dell’utilizzo
dell’insegna Casinò da parte delle sale giochi in cui sono
installati gli apparecchi da intrattenimento di cui al comma 6
dell’art. 110 TULPS (e in un prossimo futuro le VLT), la partita,
in sostanza, è tutta in mano al Comune, perché se una
sala giochi espone l’insegna "Casinò", pur non essendo
tale, l’Antitrust competente ad intervenire nelle ipotesi di
pubblicità ingannevole non c’entra nulla. Secondo il
Garante, la faccenda non è affar suo perchè “la
questione riguarda l’assenza delle dovute autorizzazioni ed
attiene pertanto ad eventuali problematiche di competenza delle
autorità amministrative”. E’ questo che,
laconicamente, afferma l’Autorità garante concorrenza e
del mercato nella risposta del 6 novembre ad una specifica segnalazione
alla stessa inviata, nella quale si richiedeva al Garante di
intervenire per dirimere la questione collegata all’abuso
nell’utilizzo del nome. Il problema, quindi, sorto in conseguenza
del fatto che molti esercizi pubblici, bar o sale gioco, nei quali sono
installati apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro e che
non potrebbero fregiarsi di tale insegna perchè dovrebbe
caratterizzare soltanto le sale da gioco autorizzate espressamente con
legge deve essere gestito dal Comune. In Italia, com’è
noto, il gioco d’azzardo è vietato dal codice penale. Ma
in deroga a questo divieto lo Stato ha, nel tempo, autorizzato sei
casinò situati rispettivamente a Campione d'Italia,
Saint-Vincent, Sanremo e Venezia. Ultimo della serie è quello
aperto quest’anno a Bagni di Lucca (Casinò delle Terme di
Bagni di Lucca). Anche se a dire il vero, per quello di Bagni di Lucca,
si tratta di una riapertura tenuto conto che questa località ha
il vanto di essere stata la prima in Europa a far girare nel lontano
1839 la pallina della roulette, anche se il casinò di Venezia,
ospitato dal 1638 nella Ca' Vendramin sul Canal Grande, si definisce la
casa da gioco più antica del mondo. Casinò e sala da
gioco, quindi, sinonimi di un luogo dove si gioca d’azzardo e
dove le slot machine si stanno facendo sempre più spazio tra i
tavoli verdi. La questione posta all’attenzione del Garante
è complessa perché parte dal fatto che le cosiddette new
slot installate in bar, sale giochi, circoli ed altri esercizi pubblici
consentono vincite in denaro in percentuali di gran lunga inferiore
rispetto le vincite che hanno la possibilità di riscuotere
coloro i quali si recano a giocare nei casinò regolarmente
autorizzati. In questi casinò, infatti, le slot machine
installate erogano percentuali nettamente superiori. rispetto le slot
machine da bar che pagano soltanto il 75% di quanto complessivamente
giocato, contro il 95% di media delle slot nei casinò. Insomma
una bella differenza che i giocatori non conoscono perché
nessuno li ha informati e che dovrebbe essere considerata, quindi,
pubblicità ingannevole. Ma, sotto questo punto di vista,
tuttavia, anche il Ministero dell’interno si è lavoro le
mani. Infatti, con nota del 24 marzo di quest’anno ha, pure lui
laconicamente, affermato che “le
autorizzazioni all’installazione delle insegne di esercizio
pertengono ai comuni dove le attività economiche operano”.
Marilisa Bombi
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